martedì 26 agosto 2008

I platani di Roma di Antonio Carbone

Trovato su
un racconto di Antonio Carbone

(nato a Benevento nel 1963 laureato in Filosofia presso l’Istituto Orientale di Napoli con una tesi su Gilles Deleuze e autore di due libri : "Il seme" e "E' acqua di sole " editi dalla Cadmo Editore) con un suo video poetico scansito dal leitmotiv delle cortecce mutevoli dei platani di Roma.

Un' occasione per andarli a trovare in città , vederli da vicino e toccarli. Ce ne sono talmente tanti a Roma...

IL RACCONTO


L’arrivo dei militari, la sicurezza, la cura della città e la corteccia dei platani
Ci sono tanti modi di vigilare sulla sicurezza delle persone. Il suo è più simile al lavoro di un custode di un parco o di un giardiniere che a quello di un militare. Eppure da domani, a mano a mano che i soldati arriveranno e gli toccherà come si dice in gergo, passare le consegne, non rinuncerà a dispensare loro i suoi consigli e a spiegargli come da tempo ha organizzato il suo giro di perlustrazione. Come al solito comincia alle tre. L’ora peggiore. Quella in cui, qualsiasi città può essere più facilmente espugnabile. Parte da Piazza dei Siculi. Oggi più affollata del solito. Glielo aveva detto l’edicolante con cui condivide le stesse preoccupazioni. Gli aveva parlato con tono accorato di una famiglia di napoletani che è comparsa da poco, mamma padre e figlia… A proposito non vedo più l’avvocato? Effettivamente sono un po’ di giorni che non l’ho visto neanche io, gli ha risposto. Poi risale per via Marsala passando davanti alla Caritas. Solite figure sedute in un angolo che sembrano scontare la propria personale penitenza. Più avanti proprio nell’avvocato si imbatte che cammina parlando da solo, spingendo il suo inseparabile carrello.
Passa sul lungotevere per dare uno sguardo ai platani. E’ preoccupato per loro. Anche di questo ha in mente di relazionare ai soldati. Fate attenzione. Non bisogna essere un fitopatologo per capire che non se la passano affatto bene questi alberi. Si allunga sulla pista ciclabile, in direzione di Tor di Quinto. Dopo qualche chilometro, incrocia due poliziotti a cavallo. Tutto regolare? Si, gli dicono, tranne qualche cane randagio verso la fine. Se per questo c’erano anche le mucche, le capre i cavalli l’ultima volta che ci sono passato. Ma quelli che c’entrano. Sono innocui, anzi aiutano a tenere pulita la pista dall’erba. Si accorge di essere diventato quasi più zelante di loro, allora cambia idea e si gira. Tornando a casa, per le strade assolate, si gode un bel concerto di cicale. E si inebria del profumo degli oleandri e di quello degli aghi di pino quando passo vicino Villa Borghese. Ora che ha concluso il suo ultimo giro, può concedersi finalmente un meritato riposo. Da domani potrà persino pensare di partire per le vacanze. Tanto ci penseranno loro. I soldati. Ora che, a quanto pare, abbiamo barattato un po’ di sicurezza in più con la soluzione extragiudiziale dei problemi del nostro Presidente del Consiglio (è su questo, in soldoni, che si regge il nuovo contratto sociale in Italia) si sente di poterlo fare con maggiore tranquillità. Anche se non crede che la loro presenza possa servire a ridurre l’attività criminale. Ma questo è un altro discorso. Di questo lui ne è consapevole. Ha a che fare più con la paura percepita che con la realtà. Molto simile, da questo punto di vista, al caldo percepito di più di quanto registra il termometro, a causa dell’alta percentuale di umidità nell’aria. Ma questo, appunto, è un altro discorso, continua a ripetersi anche lui tra sé e sé.

IL VIDEO

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