venerdì 26 settembre 2008

The two trees.



William Butler Yeats (1865-1939)
Un poeta, una poesia, due alberi, una cantante, una canzone.
Il video:
Loreena Mckennit The two Trees

The two Trees
Beloved, gaze in thine own heart,
The holy tree is growing there;
From joy the holy branches start,
And all the trembling flowers they bear.
The changing colours of its fruit
Have dowered the stars with merry light;
The surety of its hidden root
Has planted quiet in the night;
The shaking of its leafy head
Has given the waves their melody,
And made my lips and music wed,
Murmuring a wizard song for thee.
There the Loves a circle go,
The flaming circle of our days,
Gyring, spiring to and fro
In those great ignorant leafy ways;
Remembering all that shaken hair
And how the wingèd sandals dart,
Thine eyes grow full of tender care:
Beloved, gaze in thine own heart.
Gaze no more in the bitter glass
The demons, with their subtle guile,
Lift up before us when they pass,
Or only gaze a little while;
For there a fatal image grows
That the stormy night receives,
Roots half hidden under snows,
Broken boughs and blackened leaves.
For all things turn to barrenness
In the dim glass the demons hold,
The glass of outer weariness,
Made when God slept in times of old.
There, through the broken branches, go
The ravens of unresting thought;
Flying, crying, to and fro,
Cruel claw and hungry throat,
Or else they stand and sniff the wind,
And shake their ragged wings; alas!
Thy tender eyes grow all unkind:
Gaze no more in the bitter glass.
 
I Due Alberi
Adorato, fissa lo sguardo nel tuo proprio cuore,
L 'albero santo sta crescendo là
Originano dalla gioia i sacri rami,
E i tremuli fiori tutti che ne vengono
I cangianti colori del suo frutto
Han dotato le stelle d'un'armonica luce
La certezza della sua occulta radice
Ha impiantato quiete nella notte
L'agitarsi della sua chioma frondosa
Ha donato alle onde melodia
E sposato le mie labbra con la musica
Per te mormorando una canzone di mago
Là i figli di Giove compongono un cerchio
L'ardente cerchio dei giorni che ci appartengono
Rotando, ergendosi su e giù
In quelle grandi vie frondose inconsapevoli
Ricordando la chioma tutta scossa
E degli alati sandali il guizzare
I tuoi occhi crescono pieni di tenera cura
Adorato, fissa lo sguardo nel tuo proprio cuore.
 
Non volger più l'occhio nello specchio amaro
Che i demoni, con la loro astuzia sottile
Innalzano di fronte a noi quando essi passano
O solamente per poco tempo fissalo
Giacché vi cresce un'immagine fatale
Che la notte tempestosa accoglie in sé,
E radici mezzo nascoste dalle nevi
E rami rotti ed annerite foglie.
Poiché cose malate portano a sterilità
Nel fioco specchio che recano i demoni
Specchio della stanchezza esteriore
Fatto allorché Dio dormì nei tempi antichi
 
Là, attraverso i rami rotti, vanno 
I corvi del pensiero senza riposo 
Volando, gridando, su e giù
Artiglio crudele e famelica gola
Oppur si fermano ed annusano il vento
E scuotono le logore ali; ahimè!
I tuoi occhi gentili divengono del tutto scortesi
 
Non volger più l'occhio nello spechio amaro.

Loreena McKennitt




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