martedì 1 ottobre 2013
venerdì 1 febbraio 2013
mercoledì 29 febbraio 2012
Corso Umberto 80
Lucia Giostra "Tramonto"
mercoledì 15 febbraio 2012
L'esemplare nella foto è uno degli alberi più famosi di New York . Il suo nome popolare è Hangman's Elm o più semplicemente The Hanging Tree (L’albero degli impiccati) e si trova a Washington Square Park, Manhattan. Spettacolare è la linea leggera del suo tronco che protende i rami verso l'alto, alto più di 33 metri ha un età stimata di 310 anni . La leggenda (che però non è documentata da testimonianze storiche) vuole che nell'800 venisse utilizzato per impiccare i condannati a morte.
Alley Pond Park, Queens.
Populus deltoides W.Bartram ex Humphry Marshall
4.Silver linden-Tiglio tomentoso-Tilia tomentosa Moench
Prospect Park, Brooklyn
5.Weeping beech-Faggio pendulo-Fagus sylvatica L. 'pendula',
6.White Oak-Quercia bianca-Quercus alba L.
7.American elm- Olmo americano-Ulmus americana L.
Central Park Manhattan
8.Sycamore-Platano occidentale-Platanus occidentalis L.
Alice Austen House and Park, Staten Island
9.Weeping beech-Faggio pendulo-Fagus sylvatica L. 'pendula'
Woodland Cemetery Bronx
Northern Boulevard, Queens
Cliccando invece sulla foto seguente (che ritrae Mitch Epstein) potrete leggere l'intervista (in inglese) che il fotografo americano ha rilasciato a Kathy Ryan su "The 6th Floor" (una rubrica di "New York Times Magazine").
martedì 13 dicembre 2011
di
Zander Olsen

domenica 12 settembre 2010
"Albero celeste" Vito BuccellatoVito Buccellato, bravissimo fotografo siciliano, sessantun'anni, in movimento tra Castellammare del Golfo (in provincia di Trapani) e Rimini è uno sperimentatore che attraverso le sue immagini in movimento, ci conduce all'interno degi esseri viventi e alle essenze che le abitano e le fanno fluire. Postiamo il suo video "L'anima degli alberi" Non a tutti gli alberi svelano la propria anima!" nel quale, con in sottofondo "La canzone dell'amore perduto" di Fabrizio De André ,vengono illustrate in sequenza alcune delle sue foto più importanti che riguardano gli alberi.
Vito Buccellato
lunedì 10 maggio 2010

giovedì 17 settembre 2009
Gli alberi di Florian Rexroth martedì 13 gennaio 2009

che si è svolto domenica 26 ottobre 2008 a Faleria (Viterbo)

L'ombrello rosso 2005
Questi alcuni motivi sul perché fotografare alberi. : per documentare (una volta esistevano gli illustratori ora i fotografi); per far scaturire un emozione ; per un senso estetico, gli alberi sono belli. Ce ne sono altri?
Credo che, all'interno delle motivazioni che tu hai elencato si trovino anche tutte le altre non esplicitamente indicate. Faccio un semplice esempio. Gli alberi sono belli! Una affermazione di sicuro valore. Ma questa bellezza si può, fotograficamente. scoprire e registrare in una ricerca formale sull'intera figura dell'albero, magari perfettamente ambientata nello spazio circostante, oppure nel dettaglio della sua corteccia, nelle venature di una foglia. Riguardo alla documentazione strettamente intesa io credo che gli illustratori di una volta fossero assai più efficaci nel ritrarre dettagli e particolari d'interesse scientifico.
Vedere e osservare gli alberi è una pratica che provoca sempre nuove scoperte, succede la stessa cosa per chi li fotografa? La risposta in questo caso può essere legata alla sensibilità individuale. E' più emozionante fotografare uno splendido baobab nella savana o il felino che ci sta accovacciato sopra? Credo che spesso abbiamo l'errata percezione degli alberi come esseri viventi di serie b. Questo perché le interazioni che si sviluppano sono meno immediate e più sottili, giocando ad un livello di coscienza assai più profondo. Personalmente posso dire che l'emozione davanti ad un albero monumentale è molto forte ma si esplica su piani assai differenti rispetto all'interazione con esseri capaci di movimento autonomo, esseri che emettono suoni e apparentemente ci corrispondono in modo più diretto.
Inesorabile la città avanza 2005
La fotografia grazie agli obiettivi macro può fare scoprire elementi che nella realtà solitamente non si vedono, la si può considerare un "superocchio che porta nuove conoscenze"?
Senza dubbio la risposta è affermativa. Le ottiche macro e la fotografia scientifica aprono le porte di universi meravigliosi che il nostro occhio non può vedere. Le nuove conoscenze a mio parere possono essere di tipo strettamente cognitivo: posso studiare particolari e strutture attraverso l'ausilio di questi strumenti. Tuttavia, estrapolando l'aspetto meramente tecnico e scientifico, la vista su questo micro universo apre le porte anche a considerazioni di tipo filosofico e morale. Una per tutte la considerazione che l'ordine geometrico dell'universo si ripete nella sua perfezione partendo dalle mega strutture fino all'infinitamente piccolo delle particelle atomiche. Un sistema solare non è molto diverso da un atomo e la sua corte di elettroni!
Fotografare gli alberi può contribuire a proteggerli e a salvarli? O nel caso di alberi storici e monumentali a lasciare una memoria (come succede con gli umani nei cimiteri) della loro presenza su questa terra? La divulgazione, la cultura, l'educazione possono servire a dare una mano agli alberi facendo crescere la consapevolezza degli uomini. Sono convinto che la fotografia possa contribuire a tutto questo, Ma per far germogliare in un bambino la cultura del rispetto non può bastare mostrargli una bella foto di un grande albero. Occorre portarlo all'albero. Occorre che senta le asperità della sua corteccia, che possa apprezzare la frescura della sua ombra, il canto del vento fra le foglie... Solo dopo queste esperienze sul campo una bella foto potrà richiamare in lui queste positive sensazioni. Insomma, non illudiamoci che una foto meravigliosa possa far scaturire amore e consapevolezza! Invece una foto può di certo costituire un patrimonio di memoria storica... ma cerchiamo per quanto possibile di allungare la presenza e la vita dei grandi alberi sul nostro mondo.
sabato 1 novembre 2008
Cottonwood Trunks, Tronchi di (Populus nigra) Eastern Sierras"So per esperienza che al centro del nostro essere noi siamo pace e amore, e l'arte può focalizzarci a raggiungere quel centro. Parte del progetto del mio lavoro è fotografare gli spazi aperti che circondano la città dove vivo : Fairfax in California . I paesaggi non sono grandi e drammatici come le montagne o gli oceani ma io sono felice di esplorarli e viverli con gioia, sorpresa e mistero. Spero che le mie immagini possano contribuire alla vostra pace e felicità "
Dan Baumbach giovedì 16 ottobre 2008
James Balog , avventuroso fotografo naturalista nato nel 1952. Collaboratore del National Geographic. Nei suoi alberi colorati , la luce, la composizione dei soggetti, le nuove tecnologie digitali in grande formato tendono a portare la foto verso la perfezione. Nel 2004 esce per Barnes & Noble il suo volume "Tree : a new vision of the American Forest"lunedì 14 luglio 2008
Bruce Davidson e l'emozione degli alberi di Parigi.
Mentre cammino lungo le banchine della Senna noto le forti e allo stesso tempo sensuali radici intrecciate di un solitario tiglio aggrappato alla terra per prendere i suoi nutrimenti e sopravvivere mentre il fiume gentile gli scorre accanto.
In un pomeriggio di tarda estate dietro Notre Dame trovai un giardino segreto con un letto di rose in piena fioritura. Nello sfondo le volanti ed legate a contrafforti ed diaboliche Gargoyles si vedono in contrasto con le fioriture intricate. Vicino alla base della Torre Eiffel ho scoperto invece un vecchio albero con il suo tronco consumato dal tempo e con i rami sporgenti che sembrano intrecciarsi con con le travi d'acciaio della struttura della Torre. Alla fine si fondono assieme e scompaiono nello spazio. Al Parco floreale di Vincennes oscurato sotto i bassi e accessibili rami di un albero ombroso io fotografo famiglie con bambini in movimento, amanti abbracciati , e figure solitarie sdraiate su prati lussureggianti. In Autunno io salgo sui gradini di pietra del Parco de la Turlure sulla cima di Montmartre.
FOCUS: "Qual'è il suo interesse nel fotografare attualmente?"
BRUCE DAVIDSON: "Sono interessato all'equilibrio della Natura e al significato della vegetazione che a volte passa inosservata nelle nostre vite. Ho appena finito un grande lavoro chiamato "La Natura di Parigi". E' andato in mostra alla "Maison Européenne de la Photographie" (M.E.P.) a Parigi. La mostra si è inaugurata nel Luglio del 2007 e si è chiusa a Settembre. A Parigi io penso di aver fatto un omaggio alla vegetazione. In questa città i monumenti prendono il sopravvento. Noi andiamo alla Torre Eiffel ma non ci rendiamo conto che un vecchio albero di 500 anni gli sta crescendo accanto. Quando noi andremo a vedere le foto questo sarà evidente. Il mio interesse è quello di far risvegliare la coscienza della gente , e la mia inclusa, al significato e alla necessità e al bisogno per uno spazio verde e ricco di una vegetazione.
Maggiori informazioni su Bruce Davidson si possono avere a questo link
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